La Scelta Sta a Voi


Varcare la soglia di un reparto di ematologia nel pieno della propria salute e delle proprie energie è un’esperienza che segna in maniera netta. Indossato il braccialetto e il camice da ospedale ci si ritrova a vagare per un mondo sconosciuto fatto di dolore, malattia e impotenza. Un mondo al quale non si appartiene, al quale non si vuole appartenere, ma che può aprire le proprie porte all’improvviso e inghiottire un’intera vita giorno dopo giorno, ora dopo ora. Un mondo che lascia la mente, intatta e lucida, a percepire il lento decadimento del corpo in uno stillicidio di viste mediche e ricoveri.

Il mio compagno di stanza era un medico, un oncologo. Affondato nel lettino mi ha raccontato della crudeltà della sua condizione. Una condizione che conosceva, una condizione che poteva monitorare in ogni singolo momento senza essere protetto da quel velo di ignoranza al quale altri pazienti avrebbero potuto aggrapparsi. La sua unica speranza era riposta in un trapianto di midollo osseo che tardava ad arrivare. Giorno dopo giorno, ora dopo ora ad attendere, sperare ed affondare in quel lettino.

Ora, come cinque anni fa, non posso immaginare cosa voglia dire trovarsi in una situazione simile, cosa voglia dire riporre le proprie speranze nel gesto disinteressato di un anonimo donatore. Tuttavia, so cosa voglia dire essere quell’anonimo donatore e quanto poco sia necessario per far sì che un altro essere umano esca definitivamente dal limbo sospeso di un reparto ospedaliero per ritrovare la gioia di una vita normale.

Varcare la soglia di un reparto di ematologia a 19 anni per donare il midollo osseo è un’esperienza che aiuta a mettere in prospettiva molte cose. Non solo l’importanza più o meno relativa di quegli elementi che compongono la nostra routine quotidiana, ma la fragilità medesima di quella routine. Una routine che può essere spazzata via da un momento all’altro da una diagnosi medica inaspettata. Varcare la soglia di un reparto di ematologia a 19 anni vuol dire anche quello. Vuol dire rendersi conto che in un futuro non troppo distante si potrebbe essere un paziente in attesa di trapianto. Tuttavia, vuol dire anche sapere che nel mondo esiste un esercito silenzioso di persone pronte a condividere quanto di più prezioso e raro esista. Una grande mano invisibile pronta a darvi una seconda possibilità.

Quando deciderete di diventare donatori, deciderete di donare una speranza, anche solo ipotetica, a uno sconosciuto. Non ci sarà una fila di persone pronte a battervi la mano sulla spalla, non rilascerete interviste a mezzo stampa e non contribuirete a cambiare i destini di un intera nazione. Non fermerete guerre, carestie o distruzione. Quando decidere di diventare donatori, tuttavia, deciderete di avere un impatto vero e concreto sul mondo che vi circonda. Non cambierete il mondo, cambierete un mondo. Un mondo che non conoscerete mai (la procedura di donazione non prevede, tranne in caso di parentela, di mettere in contatto donatore e ricevente), ma che potrebbe essere il vostro o quello di un vostro caro.

Darete speranza a una vita. Una speranza che vi “costerà” lo stesso ammontare di energie che si dedicano quotidianamente a mettere un “like” all’ennesimo inutile appello da social network. La prossima volta che sarete in procinto di condividere un post ricolmo di sdegno sociale ed indignazione, fermatevi a pensare a quale sarà il suo effetto concreto. Fermatevi a riflettere sul fatto che una giornata di discussioni su Facebook o Twitter potrebbe essere sostituita da una visita all’ospedale, al centro AVIS o al centro ADMO più vicini. Ci sono vari modi per condividere, alcuni oggettivamente più utili di altri. La scelta sta a voi, ma siate sicuri del fatto che sarà una scelta praticamente priva di rischi. Una scelta nella quale non sarete lasciati soli, ma accompagnati passo per passo dal personale ospedaliero.

Nel mio caso la donazione è avvenuta presso il Policlinico San Matteo di Pavia. Tutti i miei dubbi, non importa quanto “stupidi”, hanno trovato risposta. I pro e i contro dei due tipi di donazioni mi sono stati illustrati accuratamente e la scelta, seppur guidata, è stata lasciata a me. Ho scelto il prelievo dalle creste iliache, quella serie di punture nelle ossa del bacino che costituiscono un maestoso spauracchio psicologico per molti. Terribili immagini di medici che trapano la spina dorsale con strumenti medievali si sono risolte in non più di tre giorni di permanenza in ospedale e un lieve indolenzimento alla schiena durato circa una settimana. Un prezzo più che lieve da pagare per aver salvato una vita.

La scelta sta a voi. Può essere che non verrete mai chiamati o, come nel mio caso, che la telefonata vi arrivi solo pochi mesi dopo la tipizzazione. In ogni modo, comunque vada, avrete fatto quanto di più bello si possa sperare: lasciare il mondo un posto migliore di quanto non lo si sia trovato.


Informazioni su Gertrude Ilpaesedigertrude

il paese di Gertrude è un'associazione di volontariato nata nel Gennaio 2013 con sede a Bonifati (CS). Si occupa di divulgare la cultura della donazione di midollo osseo e di promuovere la musica d'autore, attraverso un festival che si tiene dal 20 al 22 agosto a Cittadella del Capo.

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